Allerta meteo: significato dei colori e cosa fare

Allerta meteo

Ogni volta che una perturbazione importante attraversa l’Italia, “allerta meteo” diventa una delle ricerche più digitate su Google, con oltre 160.000 ricerche medie al mese destinate a impennarsi a ogni ondata di maltempo. Il problema è che quasi nessuno sa leggerla davvero. Cosa vuol dire un’allerta arancione? Chi la decide? E soprattutto, tu cosa dovresti fare quando scatta? Qui trovi tutto in modo chiaro: cosa significa l’allerta meteo, chi la emette, cosa indicano i colori, a quali rischi si riferisce e come comportarti per metterti al sicuro.

Cos’è l’allerta meteo e perché non è una previsione

L’allerta meteo è un avviso ufficiale che segnala la probabilità che si verifichino fenomeni pericolosi per le persone e per il territorio. Non è la stessa cosa delle previsioni del tempo. Le previsioni ti dicono se domani pioverà o ci sarà il sole. L’allerta fa un passo in più: valuta quali danni potrebbero causare quei fenomeni e quanto è alto il rischio in una certa zona.

La differenza è sostanziale. Un temporale previsto non è di per sé un’allerta. Lo diventa quando, per intensità o per il territorio che colpisce, può provocare allagamenti, frane, esondazioni o danni a persone e cose. Per questo si parla anche di avviso di criticità: quello che viene misurato è la criticità attesa, non semplicemente il meteo.

Chi emette l’allerta meteo in Italia

A diramare l’allerta meteo è il sistema nazionale di protezione civile, non i giornali né i siti meteo privati. Il riferimento è il Dipartimento della Protezione Civile, che lavora insieme ai Centri Funzionali regionali, cioè le strutture che elaborano previsioni e valutazioni a livello locale.

Il meccanismo è a due livelli. Il Dipartimento coordina a scala nazionale, mentre ogni Regione, attraverso il proprio Centro Funzionale, valuta il rischio sul suo territorio ed emette l’allerta per le proprie zone. Quando cerchi protezione civile allerta meteo e finisci su un portale regionale, stai guardando esattamente questo: la valutazione ufficiale per la tua area. Tutto ciò che gira sui social senza rimandare a una fonte ufficiale va preso con prudenza.

Come funziona il sistema di allertamento: il bollettino di criticità

Ogni giorno, di norma nel primo pomeriggio, viene pubblicato un bollettino di criticità che guarda alle 24-48 ore successive. È il documento che traduce le previsioni in livelli di rischio per il territorio. Da qui nasce l’allerta vera e propria.

Due aspetti spiegano perché, quando cerchi allerta meteo domani, trovi mappe colorate e non un semplice “pioverà”. Il primo: l’allerta è quasi sempre riferita al giorno successivo, perché serve a prepararsi in anticipo. Il secondo: è territoriale. L’Italia è divisa in zone di allerta, porzioni di regione con caratteristiche idrogeologiche omogenee. Lo stesso giorno una zona può essere in arancione e quella accanto in verde.

I colori dell’allerta meteo: verde, giallo, arancione e rosso

I livelli di allerta sono quattro e seguono lo schema di un semaforo. Il verde indica che non ci sono criticità previste, mentre giallo, arancione e rosso corrispondono a un rischio crescente. Fino a qualche anno fa si usava una scala numerica, poi si è passati ai colori per rendere il messaggio immediato.

ColoreLivello di criticitàCosa aspettarti
VerdeAssenteNessun fenomeno significativo previsto
GialloOrdinariaFenomeni localizzati, possibili danni puntuali
ArancioneModerataFenomeni diffusi e intensi, rischio per l’incolumità
RossoElevataFenomeni estesi e gravi, pericolo per la vita delle persone

Allerta verde

È il livello che quasi nessuno nomina, ma esiste. Segnala l’assenza o la bassa probabilità di fenomeni rilevanti. Non è una garanzia assoluta di bel tempo, perché a livello locale qualcosa può sempre accadere, ma indica che non sono attese criticità.

Allerta gialla

L’allerta gialla è un avviso di criticità ordinaria. Riguarda fenomeni localizzati, oppure poco intensi ma persistenti, che possono comunque provocare allagamenti puntuali, piccole frane, rigurgiti delle fognature, caduta di rami. È il livello più frequente e, come vedremo, il più sottovalutato.

Allerta arancione

Con l’allerta arancione si sale alla criticità moderata. I fenomeni diventano diffusi e intensi: piogge abbondanti e prolungate, rischio di esondazioni, frane, danni a edifici e infrastrutture. A questo livello scattano spesso le prime misure di prevenzione decise dalle autorità locali.

Allerta rossa

L’allerta rossa indica una criticità elevata. Si prevedono fenomeni estesi e gravi, con un rischio concreto per l’incolumità delle persone: piene dei fiumi, rotture degli argini, allagamenti su vaste aree, frane profonde. È il livello in cui è più probabile che vengano chiuse scuole e attività e, nei casi più seri, disposte evacuazioni.

A quali rischi si riferisce l’allerta: i tipi di criticità

Un dettaglio che pochi articoli spiegano: l’allerta non è mai generica, è sempre riferita a un tipo di rischio. Un’allerta gialla per temporali e un’allerta gialla per vento raccontano pericoli diversi, anche se hanno lo stesso colore.

I principali tipi di criticità del sistema di allertamento sono:

  • rischio idrogeologico, cioè frane e piene dei corsi d’acqua minori;
  • rischio idraulico, legato alle piene dei fiumi principali;
  • rischio idrogeologico per temporali, riferito a rovesci intensi, fulmini, raffiche e grandine;
  • rischio vento;
  • rischio neve;
  • rischio mareggiate.

È qui che rientra la grandine, uno dei fenomeni più cercati: chi digita allerta meteo grandine sta guardando, di fatto, un’allerta per temporali forti. Discorso a parte per il caldo. Chi cerca allerta meteo caldo fa quasi sempre riferimento ai bollettini sulle ondate di calore, gestiti da un sistema dedicato del Ministero della Salute per le principali città, distinto dall’allerta meteo-idro anche se viene percepito allo stesso modo.

Perché non esiste l’allerta rossa per i temporali

Può sembrare strano, ma per i temporali il livello massimo previsto è l’arancione, non il rosso. Il motivo è tecnico. Quando i fenomeni diventano così estesi e violenti da giustificare un rosso, rientrano già nella criticità idrogeologica di livello rosso. Il rischio temporali, per sua natura localizzato e difficile da prevedere con precisione, si ferma quindi all’arancione.

L’allerta gialla è poco pericolosa? L’equivoco più comune

No, ed è l’errore che si paga più caro. Il colore dell’allerta non misura solo quanto è grave un fenomeno, ma soprattutto quanto è esteso e probabile. Il giallo indica che i fenomeni saranno con ogni probabilità localizzati, non che saranno innocui.

In un’area colpita da un’allerta gialla un torrente può comunque esondare, un albero può cadere, un sottopasso può allagarsi. Le cronache degli ultimi anni sono piene di vittime causate da eventi partiti come allerta gialla. La regola è semplice: il colore ti dice quanto stare in allerta, non se puoi abbassare la guardia.

Cosa fare in caso di allerta meteo

La prima regola vale sempre, a qualsiasi colore: informati alle fonti ufficiali e segui le indicazioni delle autorità locali. Poi ci sono comportamenti che riducono il rischio in modo concreto. Evita gli spostamenti non necessari, allontanati da fiumi, torrenti e argini, non sostare in scantinati o locali interrati, non attraversare sottopassi o ponti allagati nemmeno in auto. Se l’acqua sale, spostati ai piani alti invece di cercare di uscire.

L’intensità delle precauzioni cresce con il colore. Con l’allerta gialla bastano prudenza e attenzione agli spostamenti. Con l’arancione e la rossa conviene rinunciare del tutto agli spostamenti non indispensabili e tenersi pronti a seguire eventuali ordini di evacuazione.

Cosa chiude con l’allerta arancione e rossa

Non è l’allerta in sé a chiudere scuole o parchi. Sono le autorità locali, cioè comuni e prefetture, a deciderlo con apposite ordinanze, sulla base del piano di emergenza e del livello di rischio. Con l’arancione, e ancor più con la rossa, è frequente la chiusura di scuole, parchi, cimiteri e mercati, la sospensione delle attività sportive all’aperto, la chiusura dei sottopassi e, nei casi gravi, di ponti e strade. Per sapere cosa chiude nella tua zona il riferimento è sempre il sito del tuo comune, non le voci di corridoio.

Per capire cosa comporta davvero un’allerta quando l’evento si verifica, guarda cosa è successo in Toscana nel 2023, tra vittime, allagamenti e infrastrutture interrotte.

Dove controllare l’allerta meteo della tua zona

Le fonti da consultare sono poche e ufficiali. La prima è il sito del Dipartimento della Protezione Civile, che pubblica il bollettino nazionale di criticità. La seconda sono i portali regionali di allertamento, dove trovi la mappa della tua zona di allerta aggiornata giorno per giorno. A questi si aggiunge IT-alert, il sistema di allarme pubblico che invia messaggi direttamente sul telefono in caso di emergenze gravi e imminenti.

Il consiglio pratico è salvare tra i preferiti il portale della tua Regione e abituarti a controllarlo nel tardo pomeriggio, quando esce l’allerta per il giorno dopo. È il gesto che trasforma un’informazione in prevenzione.

Come usare davvero l’allerta meteo

L’allerta meteo non serve a spaventare, serve a darti il tempo di prepararti. Saperla leggere, capire a quale rischio si riferisce e sapere dove controllarla per la tua zona fa la differenza tra subire un evento e affrontarlo in sicurezza. Tienila d’occhio dalle fonti ufficiali e, quando il colore sale, prendila sul serio a prescindere dalla tonalità.

Salva tra i preferiti il portale di allertamento della tua Regione e il sito della Protezione Civile: sono gli unici riferimenti che ti servono davvero quando il tempo peggiora.